lunedì 27 febbraio 2012


Riforma del mercato del lavoro

Il Governo Monti, dopo appena cento giorni di lavoro, sembra avere il vento in poppa ed essere pronto a navigare fino al 2013. Resta ancora uno scoglio da superare (che sembra più un iceberg) quello della riforma del mercato del lavoro.
Non c’è tema in discussione che veda tante opinioni diverse, spesso diametralmente diverse, come la modifica del mercato del lavoro. Raramente si trovano opinioni coincidenti, tra gli esperti, nelle forze politiche. Non coincidono neppure le letture degli economisti, dei sociologi, dei giuristi, dei giuslavoristi. Sembra una matassa incandescente difficilissima da dipanare e in cui prevale l’incertezza.
Tutti, a parole, parlano e invocano il bene dell’Italia e degli italiani. Tutti vogliono maggiore occupazione e più diritti, pur proponendo ricette molto diverse.
Alcuni pensano al futuro dell’Italia utilizzando modelli economici e sociali del secolo scorso. Altri sembrerebbero voler sfruttare l’occasione per riscrivere (secondo alcuni, azzerare) i diritti conquistati dai lavoratori.
In questo turbinio di opinioni, spesso lontanissime tra loro, rispuntano le ragioni ideologiche, i luoghi simbolici, la “sacralità”di certi assunti.
L’ultimo, ma non ultimo, è il famoso Art. 18. Ormai i dibattiti, i confronti, da qualunque parte inizino vanno comunque a finire sull’Art. 18. Sembra diventato il vortice in cui ogni discussione, alla fine, si perde...
Sull’Art. 18 si è ritrovata una nuova unità sindacale, che da mesi, forse da anni, non si vedeva. Qualcuno dice che si tratta della semplice difesa dei “garantiti”, perché gran parte degli iscritti ai sindacati sono lavoratori a tempo indeterminato o pensionati. Non si tratterebbe così di vera convergenza d’orizzonti sindacali, ma di pura difesa dell’esistente.
Il clima più civile, instaurato dal Governo Monti, sembra una condizione favorevole perché se incominci a ragionare dei fatti e non soltanto a riproporre postulati ideologici. Nessuno ha rispolverato slogan del tipo “senza se e senza ma”che appartengono all’armamentario ideologico di un recente passato.
Speriamo non si tratti di una breve parentesi, ma di una nuova condizione per riscrivere il futuro dell’Italia.

l.r.

sabato 25 febbraio 2012


Eternit...

Abito da trent’anni in un condominio a Sasso Marconi. All’epoca della costruzione ricordo che un tecnico dell’impresa di costruzione ci disse, mettiamo un tetto brutto ma che costa un po’ meno e lo nascondiamo con una spalletta che così non si vede. Eravamo tutti contenti di avere a che fare con tecnici che avevano a cuore il nostro portafoglio, che ci importava che il tetto fosse bello o brutto ?? !!
Oggi sappiamo che quel tetto era di Eternit e sinceramente non siamo più così contenti (almeno io non lo sono) sto cercando di capirci qualcosa, ho un amico che abita a Casale Monferrato che mi dice, “tu non puoi fare nulla,  dovresti capire quanto amianto c’è in tutta la città, non è un problema che puoi affrontare da sola,” ho chiesto informazioni all’amministratrice di questo condominio: nessuna risposta.
Ho assistito ad una trasmissione televisiva nella quale ho capito che dovremmo fare la domanda “quanto eternit c’è nella nostra città?” alla ASL o all’ ARPA
Ora ho mandato una mail all’ARPA e mi è stato risposto che mi devo rivolgere all’ASL, loro fanno solo le analisi quando richiesto,ho telefonato all’ASL, una dott.ssa  mi dice che dovremmo fare un’autodenuncia perché si possa fare una verifica, per capire di che tipo di Eternit parliamo, ma mi suggerisce di parlare con l’amministratrice ed indire un’assemblea di condominio.
Un altro amico mi ha mandato la riflessione che porto a conoscenza di chi vuole saperne qualcosa in più.
Sono passati 15 anni da quando l’amianto è stato bandito in Italia (la legge che lo vieta è del 1992) ma l’emergenza dovuta all’uso scriteriato di questo materiale altamente nocivo per la nostra salute non è finita. Anzi, secondo gli esperti, il peggio deve ancora arrivare, il picco di casi di mesotelioma, il tumore maligno a lunga incubazione provocato dall’amianto si raggiungerà nel 2015, dice a Newton Marino Gatto, professore di Ecologia del Politecnico di Milano. E il peggio è che non si ammalano solo gli operai che hanno lavorato nelle fabbriche di amianto: l’Eternit di Casale Monferrato e la Fibronit di Bari, sono le più grandi e famose. Se l’asbestosi, la malattia professionale tipica della categoria richiede lunghe esposizioni a dosi massicce di fibre di amianto, chiamato anche asbesto, e dunque colpisce solo chi lavora quotidianamente a contatto con esso, bastano invece solo sporadici contatti con l’amianto, poche fibre insediate in profondità nei polmoni, per provocare malattie anche più gravi, carcinomi e mesoteliomi, aggressivi tumori ai polmoni e alla pleura (la membrana che copre il polmone)
Tumori subdoli, specialmente il mesotelioma, perché si sviluppa trenta o quarant’anni dopo che le fibre sono entrate nell’organismo, quando ormai ci si è quasi dimenticati di aver avuto a che fare con il materiale maledetto. Per questo solo adesso anche se l’amianto non si usa più, si iniziano a vedere le vere conseguenze della sua diffusione: sono passati trent’anni dal periodo di massima produzione, e le fibre assediate nei polmoni dei cittadini esposti hanno iniziato a rivelarsi. Bambini che trent’anni fa correvano nei cortili pieni di pezzi di Eternit, il cemento/amianto sono diventati uomini malati. E non si tratta di pochi casi isolati- secondi i dati dell’Associazione italiana esposti all’amianto AIEA si contato 4.000 decessi all’anno a  causa dell’asbesto. Un dato destinato a crescere. ARPA svolge attività di supporto tecnico e analitico come richiesto dal Piano regionale amianto. In particolare svolge attività di ricerca in merito a valutazione del rischio cancerogeno delle fibre alternative all’amianto mediante lo studio dei diametri e lunghezza delle fibre, la struttura e composizione e la biosolubilità/biopersistenza; efficienza dei prodotti incapsulati (DM 20/08/99)  censimento e valutazione del rischio. In funzione del rischio vi è l’obbligo di smaltimento nei tempi prescritti.
E rifletto che il problema dell’aria che respiriamo non è il problema di un condominio, ma di tutta la città (quanti capannoni con il tetto in Eternit ci sono a Sasso?) e quindi dovrebbe essere sensibilità di ciascuno di noi trovare coesione per cercare almeno di capire meglio l’entità del possibile danno che ci grava addosso. I nostri figli, i nostri nipoti hanno qualche diritto di non avere in eredità questo incubo.
Lina Da Ros

giovedì 23 febbraio 2012

Avviso Ai Nostri Lettori
Lumi a Marzo 3mar2012

martedì 21 febbraio 2012


Da Simone Lodi, Segretario del Circolo P.D. "Angelo Vassallo", riceviamo e volentieri pubblichiamo

Ciclo d’incontri a carattere seminariale
(Ri)scopriamo insieme il ruolo del Comune,
l'istituzione più vicina ai cittadini


A distanza di un anno esatto dal giorno in cui il nostro Circolo fu dedicato alla memoria di Angelo Vassallo (primo cittadino di Pollica barbaramente ucciso il 5 settembre 2010), abbiamo deciso di celebrare l'anniversario organizzando, come Circolo e Unione comunale del PD di Sasso Marconi, un ciclo di seminari aperto a tutti i cittadini.
Siamo consapevoli che stiamo vivendo un momento politico di grande incertezza, contrassegnato dalla nomina del Governo Monti e da una situazione economica gravissima. In mezzo a ciò un punto di riferimento certo per i cittadini resta il Comune, anche se su di esso sono piovuti tagli e restrizioni che lo stanno mettendo in seria difficoltà, mentre le tante richieste riforme non sono mai arrivate. Ciò nonostante il Comune resta il primo presidio democratico dell’ordinamento dello Stato italiano a cui tutti i cittadini si rivolgono per chiedere risposte sul piano dei servizi e delle attività economiche.
Per mettere a fuoco prospettive e difficoltà del Comune, per tracciarne ruolo e competenze, il Circolo PD “Angelo Vassallo” promuove un primo ciclo di conferenze a carattere seminariale, che prenderà avvio venerdì 2 marzo alle 18:00 presso la sede del PD, articolando il corso in quattro serate, con temi specifici per ognuna di esse, come meglio specificato nell’allegato programma.
Un cammino volto ad approfondire la conoscenza di funzioni e attività svolte dall’ente locale: un percorso storico, politico ed anche tecnico, per individuare quali sono le prerogative e le funzioni del Consiglio Comunale e della Giunta e quali, invece, ruoli degli uffici e dei settori in cui è suddivisa la macchina comunale.
Questo ciclo di seminari, sicuramente impegnativo e, per qualcuno, poco agevole data la durata e l’orario d’avvio, ha l’obbiettivo – secondo il segretario del Circolo PD “A. Vassallo” – di affrontare tematiche locali, volgendo lo sguardo del PD di Sasso Marconi al futuro poiché ambisce ad offrire ai partecipanti ed al gruppo dirigente del PD di Sasso Marconi, ivi compresi i Consiglieri Comunali, spunti di approfondimento e confronto che possono aiutare sia chi oggi amministra il nostro Comune, sia coloro che – negli anni a venire – avranno incarichi amministrativi. Inoltre si offrirà l’occasione per discutere ed avere chiarimenti dai membri della Giunta e dagli altri rappresentanti istituzionali e tecnici che prenderanno parte agli incontri.
Per iscriversi è necessario inviare un'e-mail all'indirizzo: pdsasso@gmail.com oppure contattare il numero (anche via SMS): 340/6040143


Programma incontri

VENERDI’ 2 MARZO 2012 ORE 18
Venti anni dopo la legge per l’elezione diretta del Sindaco: le sue competenze e quella della Giunta e del Consiglio comunale; quali cambiamenti sono intervenuti e quali aspettative sono rimaste deluse.
  • Presiede e introduce: Stefano Mazzetti (Sindaco di Sasso Marconi)
  • Seconda relazione: Ghino Collina (ex sindaco di Casalecchio di Reno)
  • Comunicazione: Mirco Turrini (capogruppo PD Sasso Marconi)
  • Terza relazione Cati la Monica (Dirigente Area di Staff Comune di Sasso Marconi)
  • Conclusioni: Simone Gamberini (Sindaco di Casalecchio, resp. enti locali segr. Prov. PD)


VENERDI’ 16 MARZO 2012 ORE 18
L’organizzazione dei servizi sociali e assistenziali a sostegno delle necessità dei cittadini più deboli e delle famiglie: le competenze del Comune, le scelte compiute a Sasso Marconi ed il rapporto con l’Asl.
  • Presiede e introduce: Marilena Fabbri (Presidente ASC Insieme)
  • Seconda relazione: Massimiliano di Toro Mammarella (Responsabile Ufficio di Piano Distretto di Casalecchio)
  • Comunicazione: Marilena Lenzi (vicesindaco Comune di Sasso Marconi con delega ai servizi socio-educativi)
  • Terza relazione: Barbara Curcio Rubertini (docente di organizzazione dei sistemi sanitari- Facoltà di Medici, Università di Bologna")
  • Conclusioni: Teresa Marzocchi (Assessore Regionale Politiche Sociali)


VENERDI’ 13 APRILE 2012 ORE 18
Pianificazione urbanistica, viabilità e infrastrutture. Le competenze del Comune dopo la legge regionale n° 20 del 2000 che ha previsto la adozione del Piano strutturale comunale (PSC) e le scelte del Comune di Sasso Marconi: nuova espansione o gestione dell’esistente?
  • Presiede e introduce: Andrea Mantovani (assessore urbanistica Comune di Sasso Marconi)
  • Relazioni: da definire
  • Conclusioni: Giacomo Venturi (vicepresidente Provincia di Bologna)


GIOVEDI’ 17 MAGGIO 2012 ORE 18
Ambiente e sviluppo sostenibile: una risorsa da salvaguardare e valorizzare. Le strategie del Comune di Sasso Marconi tra sviluppo economico e difesa del patrimonio naturale.
  • Presiede e introduce: Raffaela Donati (responsabile aula educazione alimentare del Comune di Sasso Marconi)
  • Seconda relazione: da definire
  • Terza relazione: Andrea Segrè (preside Facoltà di Agraria, Università di Bologna)
  • Conclusioni: On. Alessandro Bratti (Membro Commissione Ambiente Camera dei Deputati, responsabile Ambiente PD Emilia-Romagna)


Alle 19:30 circa è prevista la sospensione dei lavori per un buffet offerto dal Partito Democratico. Il rinfresco è realizzato in collaborazione con coop sociali ed altri soggetti operanti nel territorio di Sasso Marconi.

lunedì 20 febbraio 2012

Progetto Domani di Imola sul lavoro

domenica 19 febbraio 2012


PRIMARIE, LEGGE ELETTORALE, FINANZIAMENTO AI PARTITI

Ci sono tre grandi questioni che i partiti politici italiani devono, nei prossimi mesi, affrontare e su cui giocheranno la loro futura credibilità. Tre temi, a ben vedere, profondamente legati tra loro.
La prima questione è quella delle elezioni primarie.
Si tratta di un tema che il PD ha lanciato per primo e a cui anche parte del Centrodestra (PDL) sembra volersi adeguare. Qualcuno, lo strumento delle primarie, addirittura lo vorrebbe inserire nelle ipotizzate riforme costituzionali.
Lo strumento primarie dovrebbe servire ad avvicinare i cittadini alla politica, dando loro una effettiva possibilità di scegliere i candidati “migliori”. Ovviamente migliori dal punto di vista dei cittadini e non da quello delle segreterie dei partiti.
La seconda questione è quella della legge elettorale.
Porcellum, Mattarellum, proporzionale, maggioritario, alla tedesca ecc., sono ormai tecnicismi entrati nel linguaggio comune senza che spesso se ne comprenda il vero significato. Di nuovo c’è che i due maggiori partiti italiani (P.d.L. e P.D.) stanno cercando un accordo per “cambiare” l’odiato Porcellum. Ognuno mette i paletti su ciò che si può toccare e ciò che non è modificabile. Così, ad esempio, la CdL fa quadrato sull’indicazione del Primo ministro direttamente nella scheda, mentre il PD sembra più interessato al ripristino delle preferenze.
Nei prossimi giorni vedremo cosa scaturirà da questi colloqui, capiremo se c’è autentica volontà di dare voce ai cittadini, oppure si farà il solito giochino di cambiare tutto per non cambiare niente. Una cosa però sembra chiara: o la modifica del sistema elettorale darà più spazio al cittadino elettore e meno alle segreterie di partito, oppure assisteremo ad un nuovo, ulteriore, allontanamento dalla politica.
La terza questione è quella del finanziamento dei partiti.
Il caso Lusi ha riaperto una voragine che ogni giorno conosce nuove rivelazioni sul mondo dei finanziamenti pubblici ai partiti, con dati economici impressionanti. I numeri (reperibili tra l’altro nell’indagine pubblicata da l’Espresso  – Che affare il partito -  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/che-affare-il-partito/2173863/24) ci dicono che, mentre l’Italia impoveriva, i partiti moltiplicavano i loro guadagni. Come dire: non soltanto la nostra società aumenta le disuguaglianze tra manager e operai, ma anche tra il sistema dei partiti e i cittadini. Questo dato purtroppo è trasversale  senza significative eccezioni.
Tre questioni, quelle accennate, che andranno affrontate e segneranno il futuro prossimo della politica italiana, a livello nazionale ma non soltanto.

l.r.


giovedì 16 febbraio 2012


Genova, Milano, Napoli, Cagliari…

ELEZIONI PRIMARIE

Le elezioni primarie sono diventate la corona di spine del Partito Democratico che le ha inventate e che molto spesso ne sembra vittima.
Le primarie sono state lanciate dal Centro Sinistra quando fu proposta la candidatura di Romano Prodi a Primo Ministro. Il risultato fu quello di una grande partecipazione popolare e una conseguente plebiscitaria candidatura. Poi fu costruito il Partito Democratico che adottò le primarie come proprio carattere distintivo, quasi parte della propria identità.
Nel PD si sono concentrate, come tutti sanno, storie e culture politiche molto diverse e anche idee molto varie sul senso da dare alle elezioni primarie. Chi viene dal vecchio P.C.I. ha solitamente un’idea forte del ruolo del partito, per semplificare, da “centralismo democratico”. Insomma è il partito che deve decidere ruoli, compiti e candidature, ovviamente “consultando” la base. Chi non viene da quella storia pensa invece a un ruolo meno forte del partito, perché ritiene che la rappresentanza dei cittadini debba restare prossima agli elettori e non delegata totalmente ai partiti.
Su questo “nodo” si scontrano, attraverso mille sfaccettature e interpretazioni, le due visioni del senso che devono avere le primarie.
Così nel Partito Democratico c’è chi ha subito e mal sopportato le primarie, sperando che alla fine se ne potesse fare a meno e che ogni decisione ritornasse nelle mani della dirigenza politica. Vi è poi chi, pur accettandole apparentemente, le ha aggirate nei modi più vari, vanificandole, rendendole del tutto inutili.
 La casistica che possiamo annoverare, sino a oggi, di tipologie di elezioni primarie è ampia e si modifica di giorno in giorno. Questi i casi più ricorrenti:
1-    Il Partito sostiene palesemente e nei fatti, con l’apparato e attraverso rilevanti risorse economiche, uno dei candidati. Ovviamente gli altri competitori, se l’apparato è forte e radicato, non hanno storia, hanno cioè scarsissime probabilità di successo. Questo è quello che è avvenuto nei nostri territori. In tali condizioni le primarie si riducono a un rituale di apparente democrazia. I cittadini di fatto non scelgono nulla.
2-    La seconda variazione si ha quando il Partito, alla presenza di due o più candidati dello stesso partito, ne impone uno solo. Così si arriva forzosamente all’unico candidato da schierare. In questo caso le primarie si fanno ma, ancora una volta, non sono i cittadini a decidere, ma la segreteria del partito. Questo è sostanzialmente avvenuto nelle recenti amministrative per il Comune di Bologna.
3-    Terza variazione possibile si ha quando qualcuno dei candidati non accetta l’imposizione del partito e non si ritira. Così è successo a Genova, dove vecchie appartenenze, visioni politiche diverse, non hanno trovato una possibile sintesi. Avere più di un candidato ovviamente espone il partito, anche più forte sulla carta, a possibili cocenti sconfitte.
4-    Quarta variazione quando l’unico candidato PD è clamorosamente sconfitto alle elezioni primarie. In questo caso, evidentemente, la scelta fatta dal partito era sbagliata.
A queste quattro variazioni se ne aggiungono tante altre, a seconda delle realtà e della forza del partito maggiore e di quella dei suoi competitori.
Insomma le elezioni primarie sono state la vera novità del Partito Democratico, ma anche lo strumento che ha determinato una lunga serie di parziali sconfitte. I partiti alleati, molto più piccoli elettoralmente del PD, hanno saputo approfittare delle elezioni primarie portando alla vittoria propri candidati (Pisapia, De Magistris,) o più semplicemente sostenendo candidati “civici” (Doria).
Si potrà anche dire che non si tratta di vere sconfitte perché il PD lavora per la coalizione. A forza di ripetersi, queste “mezze vittorie”danno però l’idea che il PD sia il più importante partito del Centro Sinistra ma anche quello meno capace di esprimere “leader riconosciuti”.
Quale “insegnamento” trarre dall’ultimo “caso Genova”? Era meglio quando pochissimi dirigenti decidevano tutti i candidati e ogni ruolo politico? Sono sbagliate le primarie? Sono errate le modalità in cui le primarie vengono svolte? Sono errati i candidati proposti dal PD?
l.r.

mercoledì 15 febbraio 2012

Il Miraggio Del Posto Fisso

martedì 14 febbraio 2012


….. noi che abbiamo visto Genova

Quell’ espressione un po’ così di noi che abbiamo visto Genova.
Non so se ricordo bene i versi della canzone e  conosco Genova solo come turista, ma il risultato delle primarie per la scelta del candidato sindaco non mi ha sorpreso e tantomeno rattristato.
Non mi unisco al coro dei tanti che sentenziano (spesso con malcelata soddisfazione) la sconfitta del partito democratico.
Semplicemente occorre abituarsi al fatto che in primarie aperte e che mettano al nastro di partenza più candidati in condizioni di sostanziale parità, gli iscritti e gli elettori possono liberamente e consapevolmente scegliere (magari anche sbagliando) il candidato che pensano interpreti meglio i loro bisogni e le loro speranze.
In piccole realtà o in presenza di solida e diffusa capacità organizzativa è stato talvolta possibile agevolare il successo di un candidato prescelto, ma questo non mi pare in sintonia con lo spirito e la motivazione politica delle primarie.
Accantonando nostalgie fuori tempo e fuori luogo per il candidato unico il tema vero è cosa fare affinchè persone di valore avvertano che vale la pena rendersi disponibili e impegnarsi in prima persona in un progetto partecipato a servizio della propria città.

Stefano Osti   

lunedì 13 febbraio 2012

Comunicare l'immigrazione

Un manuale contenente dati e informazioni sui temi dell'integrazione e dell'immigrazione, che sarà messo a disposizione dei giornalisti italiani, "per contribuire a realizzare una informazione realistica e non distorta sullʼapporto dei cittadini stranieri al nostro paese". 
Il libro "Comunicare l'immigrazione. Guida pratica per gli operatori dell'informazione" fornisce un quadro di riferimento relativo al riparto di competenze istituzionali in materia di immigrazione, oltre a dati quantitativi e indicatori territoriali che mettono in luce i benefici del fenomeno migratorio per la società ospitante, propone una sintesi comparativa a livello europeo delle principali norme che regolano lʼingresso ed il soggiorno degli stranieri e dei principali indici di integrazione, e offre, infine, esempi di buone prassi comunicative e racconti di storie di migrazione di successo.
Il manuale è prodotto da coop. Lai-momo, editrice di Africa e Mediterraneo, e dal Centro studi e ricerche Idos, curatore del Dossier Statistico Immigrazione Caritas Migrantes, nell'ambito del progetto "Co-in - comunicare l'immigrazione", promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Dir. Gen. dell'Immigrazione e delle Politiche di Integrazione Fondo Europeo per l’Integrazione di cittadini di Paesi Terzi - Programma annuale 2010.

Sandra Federici - Direttrice rivista Africa e Mediterraneo
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www.africaemediterraneo.it
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Invito_20febbraio_leggero

domenica 12 febbraio 2012


Io ho pagato il canone RAI

Io ho pagato il canone RAI, e ne sono fiera, perché posso anche permettermi di criticare un servizio al quale anch’io ho dato il mio contributo, e non sono per nulla fiera dei miei compatrioti che si credono furbi non pagandolo, e ne se vantano. E come l’altro giorno ha detto Corrado Augias, pagatelo almeno perché la RAI ha un canale come questo (RAI 3)
Ascolto spesso anche la radio e in particolare il pomeriggio su RAI 3 c’è una trasmissione (anche questa vale il canone) Fahrehneit , è un pomeriggio stimolante,  partecipano scrittori, pensatori, filosofi, tutti personaggi interessanti che parlano di attualità, di libri e di tanto altro. L’altro giorno si commentava il fatto che gli adulti italiani, leggono poco; le persone che leggono “almeno” un libro all’anno sono poche e nell’ultimo anno il numero di lettori si è ridotto di altre 700.000 unità.  Mi ha molto intristito questo dato; a me, topo di biblioteca, pensare che il leggere sia un’attività così desueta lascia sgomenta. Leggere è nutrimento della mente, è viaggiare, conoscere, aprirsi a nuovi pensieri, riflettere. A me sembrerebbe un vuoto insopportabile non accarezzare con lo sguardo i miei amati libri. Rivivere le emozioni che la lettura mi ha regalato. Nella trasmissione di cui parlavo c’è stato un collegamento con una città del nord (se non ricordo male Trento) dove una signora ha raccontato che da molti anni ha costituito con una gruppo di persone (15-20) un circolo letterario, scelgono insieme un libro che ognuno leggerà a casa propria e poi s’incontrano e insieme lo commentano. Mi è sembrata una cosa bellissima, e dato che non voglio credere alle statistiche negative, lancio una proposta a chi come me ama leggere, proviamo a farlo anche qui a Sasso Marconi??
Proviamo a scoprire che ci piace leggere, che leggere un buon libro  è un sano passatempo, che insieme possiamo imparare a conoscere mondi sconosciuti e magari potremmo scoprire nuovi  amici.
Attendo commenti !!!!
Lina

sabato 11 febbraio 2012

La stampa di oggi ha dato notizia della scomparsa di Guido Fanti.
Nella foto lo vediamo con  Don Giuseppe Dossetti e il Cardinale Giacomo Lercaro.


Lunedì 13 febbraio alle ore 18.30
nella chiesa dei Santi Vitale e Agricola – via S. Vitale, 50
S.E. il Cardinale Carlo Caffarra
presiede la S. Messa
di apertura delle celebrazioni
dell’Anno Centenario della nascita di
Don Giuseppe Dossetti
13 febbraio 1913 – 13 febbraio 2013
-
Alle 20,45 nella sala dello Stabat Mater dell’Archiginnasio, in Piazza Galvani, 1, Mons. Luciano Monari Vescovo di Brescia, interverrà sul tema: “Centralità della parola di Dio nella vita della Chiesa. Il contributo di Don Giuseppe Dossetti”. Introduce l’incontro don Athos Righi, Superiore della “Piccola Famiglia dell’Annunziata”.

La Giornata del Ricordo

Tra gli scopi dell’istituzione della Giornata del Ricordo c’è la rottura del muro di silenzio sull’eccidio perpetrato dai comunisti (di Tito e non) di migliaia di cittadini italiani per motivi ideologici, etnici, nazionalistici, di rivalsa sociale e, ancora, ideologica. Rappresenta il riconoscimento del sacrificio, l’omaggio alla memoria delle vittime e di interi territori che hanno conosciuto la violenza, la repressione, le deportazioni, i campi di concentramento e gli assassinii fascisti e comunisti e, dopo, l’onta dell’oblio o della strumentalizzazione delle loro sofferenze.
Tuttavia ieri nessuno dei siti dei principali quotidiani nazionali menzionava il giorno del Ricordo, ad eccezione de Il Giornale, che polemizzava con Napolitano. Perchè il silenzio continua, supportato da una ricerca storiografica ancora scarna e per lo più affidata a studiosi locali, rotto solo dalla voce di chi, ancora, tenta di sfruttare questi avvenimenti per sterile polemica politica. E’ proprio questo l’aspetto più grave: quando si parla di foibe l’argomento principale non è la testimonianza di ciò che è stato, ma la contrapposizione tra totalitarismo rosso e nero, una tragica e inammissibile comparazione di colori e crudeltà che non può che tornare ad offendere le vittime e privare di significato questa ricorrenza.
Giorno della Memoria e Giorno del Ricordo, nella loro somiglianza e nella loro differenza, devono essere altro: l’eredità dei totalitarismi del Novecento, testimonianza, riflessione e ammonimento condiviso contro tutti i totalitarismi, di qualsiasi colore e di qualsiasi epoca. Per questo, per sapere, ricordare e dare sostanza a questa celebrazione può essere utile visitare il sito www.lefoibe.it, o la pagina dedicata di wikipedia, piena delle contraddizioni citate e delle polemiche tornate, proprio oggi, alla ribalta della cronaca.                                                                                                          C. Marinucci

giovedì 9 febbraio 2012


Il Giorno del Ricordo
10 febbraio 2012

Si sono da poco concluse le celebrazioni dei primi 150 anni dell’Italia unita. Una storia complessa, a tratti contraddittoria, ma è la nostra storia, la storia di ogni cittadino italiano (e di tutti quelli che si sentono, anche se non lo sono all’anagrafe, cittadini italiani). Sono stati 150 anni ricchi di pagine nobili, di cui dobbiamo essere orgogliosi, e di altre pagine meno nobili di cui sentiamo il peso; di eventi eroici e di momenti di pavida codardia.
Ma quegli anni sono l’identità di un popolo, il carattere di una nazione; e tutti quegli anni vanno conosciuti, studiati, ricordati. Una nazione quando vuole divenire adulta sa rileggere anche le pagine più drammatiche della sua storia, senza timori, senza reticenze, senza omissioni.
Il secolo che sta alle nostre spalle, il cosiddetto “secolo breve”, ha portato via con sé tante tragedie che non devono e non possono essere dimenticate. Tra le tante vi è quella avvenuta a danno della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia, durante la seconda guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi. In quelle terre per molti, lunghi, terribili anni si è diviso il mondo: quello occidentale da quello orientale, quello filoamericano da quello filosovietico, quello democratico da quello comunista, il Patto Atlantico dal Patto di Varsavia. Forse anche per questo è stato così difficile raccontare quei fatti, quelle immani tragedie.
Per i “giochi assurdi”della storia ricordare quelle vicende, indagare quei fatti, è sembrato, per molti anni, come una provocazione, se non una forma di revisionismo storico.
Dopo tanti anni siamo certi che la storia “delle foibe”non possa più essere e non sia più  appannaggio di qualcuno, né della destra, né della sinistra. Si tratta di una parte della storia di un popolo, quello italiano, di una nazione, l’Italia.
Quella storia e quelle vittime vanno finalmente, senza esitazione, onorate e ricordate.

            l.r.

lunedì 6 febbraio 2012


Legge 30 marzo 2004, n. 92

"Istituzione del «Giorno del ricordo» in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati"

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 86 del 13 aprile 2004
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Art. 1.

    1. La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale «Giorno del ricordo» al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

    2. Nella giornata di cui al comma 1 sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. 

Discorso di Napolitano 2007 (Tragedia delle Foibe)

                                     IL CARATTERACCIO di Vittorio Zucconi ed Mondadori

“Cerco un paese innocente” diceva Ungaretti nel 1918.
Fosse vivo oggi, continuerebbe a cercarlo.
E probabilmente in ogni parte del mondo questa ricerca rimarrebbe vana, ma bando alle ciance parliamo di noi.
Parliamo dell’Italia e del caratteraccio e del come (non) si diventa italiani.
Chi lo ha già incontrato in qualche libro o nei suoi reportages americani, sa che Vittorio Zucconi è un giuggerellone. Ama giocare con le parole e sa raccontare storie straordinarie, drammatiche e frivole dall’altro mondo ma sempre con la freschezza giovanile del nonno che non si prende sul serio fino in fondo.
Ed è con questa filosofia che nel libro si cimenta con la storia contemporanea del nostro Paese.
“Il caratteraccio” prende infatti spunto da un ciclo di lezioni americane tenute in una prestigiosa università del Vermont (i verdi monti battezzati dai francesi), il Middlebury College.
Un modo come un altro per ricordare  (“celebrare proprio no”) i 150 dell’unità d’Italia.
Zucconi sceglie dieci eventi che caratterizzano questo periodo spaziando dalla presa di Porta Pia alla prima guerra mondiale, dal fascismo al boom economico degli anni ’60, da tangentopoli a Berlusconi senza passare dal via ma sbirciando la TV di Mike Bongiorno e i furgoncini Ape e la gioiosa macchina da guerra di occhettiana memoria.
E in questo andirivieni l’autore si interroga sul perché dopo aver fatto l’Italia sia stato così faticoso fare gli italiani, ritenendo che l’homo italicus, sempre pronto a denigrarsi con sadica passione abbia ormai assimilato la certezza di non possedere un carattere nazionale ma un caratteraccio.
Senza retorica e con punte di scanzonato affetto arricchito dalle sue personali esperienze, l’autore racconta una storia che condanna (o asseconda) l’antismo di un popolo.
E’ infatti attraverso il prefisso “anti” che spesso, meglio di qualsiasi altra spiegazione, si intende l’identità di un popolo unito dalle Alpi a Lampedusa dall’essere essenzialmente contro qualcuno.
L’italiano è soprattutto (come il Fernet Branca) un anticomunista, antiamericano, anticlericale, antilaicista, antifascista, antimeridionale, antiberlusconiano.
E la chiosa dell’incipit nazionale potrebbe essere evidenziata in “siamo contro, ergo esistiamo”.
Del  resto fin dalle prime cartografie quella penisola un po’ storta e tesa fra est e ovest e fra nord e sud indicava una terra di attrazioni opposte.
E poi l’eterno conflitto Stato-Chiesa che nemmeno la bonomia di don Camillo e Peppone è riuscita a sanare soccombendo a quella doppia lealtà italiana materializzata dalla relazione ambigua fra Roma e il resto del Paese. Ambiguità che persiste anche oggi quando votare a sinistra non comporta altra dannazione che quella di perdere le elezioni.
Un popolo insomma di santi e briganti ma sempre un po’ ipocriti, capaci di celebrare il family day di giorno e tradire la famiglia di notte, un po’ cattolici, un po’ massoni, un po’ familisti, un po’ maiali, un po’ di sinistra, un po’ di destra, un po’ giustizialisti, un po’ garantisti, un po’ rivoluzionari, un po’ conservatori, fieri inquisitori delle evasioni fiscali altrui, se si è nella impossibilità di evadere.
Un Italia dove l’informazione fra partigianeria ed evasività si aggrappa alla curiosa idea che libertà di stampa significhi libertà di diffondere bugie di segno contrario per ristabilire la verità, come un ortopedico che di fronte ad una caviglia fratturata procedesse a spaccare anche l’altra per rimettere in equilibrio il paziente.
Un Italia dove la tragedia sconfina spesso nella farsa e dove la farsa finisce in tragedia e dove quei morti del 6 dicembre  a Torino della Thisson Krupp di origini meridionali  raccontano la storia di come in Italia si debba morire per diventare italiani.
E poi la liberazione dal sortilegio comunista del 1989 e la nascita, dopo due anni di contorsioni e astrusità dottrinali che Zucconi risparmia agli studenti “per evitare una denuncia per molestie aggravate e crudeltà mentale”, del partito democratico della sinistra che conserva un souvenir malinconico del vecchio PCI seppellito come gli zecchini d’oro di pinocchio in un circoletto nella terra all’ombra di una grande quercia.
Anche se sarebbero rimasti, perché nella politica italiana non si butta via niente come del maiale, pezzi e spezzoni aggrappati alla parola comunista.
Insomma, anni felici annunciati dopo il tramonto delle ideologie. E nessuno a rendersi conto che dopo il tramonto non viene il giorno ma la sera.
La scoperta di un capitalismo salvifico prima e poi la constatazione che esso è lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, mentre il socialismo è esattamente il suo contrario.
E poi lui, l’uomo nuovo in quella sera del 26 gennaio 1994 che a 58 anni scese in campo, alfiere del partito vetrina della nuova ideologia post ideologica. Non era un partito che adoperava le TV per prendere il potere ma una TV a farsi partito per vincere le elezioni.
Così dal nulla, Colui Che Era Atteso si materializzò e l’Economist scrisse che “l’Italia è il paese dove le cose che non accadono, accadono”.
La nuova formazione politica per sottolineare lo slancio risorgimental-nazional-calcistico si sarebbe chiamata Forza Italia.
Ovviamente Berlusconi non vinse da solo.  Aveva le TV che forse non fanno vincere le elezioni ma di sicuro aiutano a non perderle e un contributo decisivo lo fornì l’opposizione che se non ci fosse stata l’avrebbe inventata lui.
Un libro troppo critico, autolesionista, nichilista sul carattere degli italiani? No, forse no, anzi di sicuro no, come ricordano le tesine degli studenti americani che in fondo insegnano all’autore a credere ancora in questo caratteraccio perché il viaggio per diventare italiani non è finito e anche se eterni viandanti, “siete sempre migliori di quel che credete”.

                                                             pennino di falco

giovedì 2 febbraio 2012


Lusi e abusi

In tanti abbiamo letto sulla stampa, con rabbia e stupore, del “caso Lusi”, l’ex tesoriere della Margherita che si sarebbe intascato 13 milioni di euro del finanziamento pubblico ai partiti. La sua espulsione dal PD sembra un atto dovuto ma che non soddisfa sino in fondo la necessità di fare un po’ di chiarezza su alcune questioni di fondo.
1-    I partiti ricevono cifre enormi dal finanziamento pubblico dei partiti. Finanziamento che era stato abolito da referendum popolare e che è rientrato come rimborso delle spese elettorali. Ovviamente nel “rispetto del voto popolare”… La stampa di partito viene altrettanto lautamente finanziata.
2-    Molti partiti chiedono poi ai loro associati di contribuire alle spese: con l’iscrizione, con cifre di sostegno “liberali”, con la militanza in mille feste e iniziative. Insomma un mare di soldi destinati a mantenere organizzazioni ciclopiche, abnormi organigrammi, insensate campagne pubblicitarie… Ed evidentemente tanto altro.
3-    Qualcuno dirà che “la politica costa”; ne siamo convinti, ma se dovessimo misurare i costi della politica, dei partiti italiani, con i risultati che hanno prodotto, in termini di risultati e benessere diffuso per gli italiani…, verrebbe da dire che i partiti sarebbero per gran parte da rottamare al più presto.
Della vicenda Lusi c’è ancora altro che sconcerta e che deve essere chiarito e rimosso al più presto.
Con l’unificazione di “Democratici di Sinistra” e “Democrazia e Libertà La Margherita” si è fatta un’operazione che può lasciare sconcertanti.
I due vecchi partiti hanno mantenuto le loro precedenti strutture inalterate. Proprietà immobiliari, soldi sono stati fatti confluire in fondazioni che ne sono proprietarie, li gestiscono e fanno fruttare. Queste fondazioni singolarmente non rispondono ai vertici del nuovo partito, ma solo alle dirigenze di DS e Margherita. Al contempo continuano a prendere i soldi del finanziamento pubblico separatamente, come se nulla fosse cambiato. Insomma Margherita e D.S. continuano ad avere, almeno in parte, casse separate, autonome. A cosa servano queste fondazioni etero dirette, che non rispondono al PD, sarebbe tutto da spiegare.
Se Luigi Lusi ha potuto dirottare almeno 13 milioni di euro dalle casse del partito a quelle sue personali, senza che nessuno se ne accorgesse (lo stesso Rutelli ultimo Segretario della Margherita e ora Segretario dell’API si è detto “incazzato” ma nulla sapeva), evidentemente c’è qualcosa che non funzione nella gestione e organizzazione, anche economica, dei partiti.
Proviamo a sintetizzare solo alcune questioni:
a-     Molto viene gestito dall’alto e tutto confluisce verso i vertici, specialmente i finanziamenti.
b-    La trasparenza nei bilanci, la pubblicità dei bilanci è pura chimera: qualcuno forse sa cosa entra nelle casse dei partiti, certamente pochissimi sanno anche dove i soldi vanno a finire. Le dichiarazione dei vertici della ex Margherita sono veramente preoccupanti: si va dal “non sapevo”, al “c’era qualcosa di poco chiaro, ma”, ecc.
c-     La teoria secondo la quale “si tratta solo di alcune mele marce”non regge, non regge più. Troppi sono i casi che qua e là danno l’idea che la gestione economica dei partiti sia qualcosa di molto, davvero molto, poco chiaro.
Per tutto questo c’è solo un antidoto: la totale, radicale, certificata trasparenza di bilanci, finanziamenti, contribuzioni. Nelle segreterie nazionali e in quelle di ogni livello territoriale.
Verrebbe da dire: iscritti e militanti di tutti i partiti unitevi e chiedete trasparenza.

L.R.

Neve




foto di Sergio Marchioni
Ciaspolate febbraio 2012