lunedì 28 maggio 2012


C’è bisogno di nuova politica

L’antipolitica, non c’è dubbio, sta montando. Sarà la crisi economica, saranno le difficoltà in cui versano gli italiani, sarà una “certa stampa”, sarà l’incapacità dei partiti di riformarsi… Sta di fatto che chi fa politica oggi è sotto osservazione e ogni gesto, ogni atto passa al setaccio della stampa e della pubblica opinione. 
Ovviamente non bisogna banalizzare e fare di tutte le questioni un’unica questione: ci sono politici che hanno commesso reati gravi o gravissimi, utilizzando la politica per fini privati e/o di partito. Questi vanno giudicati come viene giudicata la delinquenza comune con l’aggravante di averlo fatto ricoprendo un ruolo politico e/o amministrativo. 
Poi c’è una seconda categoria di politici sotto tiro semplicemente perché rivestono un ruolo pubblico.  Rappresentativa la vicenda di Anna Finocchiaro, capogruppo del PD al Senato, fotografata all’IKEA con gli uomini della sua scorta che le spingono il carrello e l’aiutano a fare la spesa. Apriti cielo: critiche da una parte e dall’altra su l’ostentazione del potere, sull’uso improprio della scorta ecc. Oppure il caso di Matteo Richetti, Presidente dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna, che per dare un segnale innovativo di trasparenza, pubblica su Internet i redditi percepiti: pioggia di critiche e d’insulti sulla retribuzione eccessiva ecc. 
I sondaggi che sono sfornati quotidianamente sono ancora più inclementi: 1/3 degli italiani non intenderebbe recarsi al voto; oltre l’8% non sa per chi votare; crollano i partiti dell’ex centro destra che sono ancora maggioranza in Parlamento; anche il centro sinistra subisce un’emorragia impressionante di consensi… 
Ovunque, nei luoghi di lavoro, tra la gente, si coglie tanta rabbia, tanto rancore nei confronti dei partiti e dei politici. I segnali sono veramente preoccupanti e mettono seriamente in discussione il sistema democratico italiano. 
l.r.

giovedì 24 maggio 2012


Forse aveva ragione Bismarck quando diceva che “La politica non è una scienza esatta”, però per capire cosa è successo nelle recentissime elezioni amministrative è bene partire dai dati. Siamo altresì aperti ad ogni contributo, di chi lo vorrà offrire, per interpretare cosa si muove nell’elettorato italiano e per guardare al futuro politico italiano.
l.r.



Analisi Istituto Cattaneo - Voto Comunale 2012 - Flussi Elettorali a Parma Tra I e II Turno (21 Maggio 2012)

Non tutti i grilli…


Stavamo da bambini sul prato umido delle sere d’estate,
distesi e in silenzio in attesa del canto di un grillo: eccone uno
e un altro più in là e questo vicino.
Poi con goffa cautela a cercare tra i fili d’erba l’accesso
nascosto alla piccola dimora e versare adagio un po’ d’acqua, 
ogni volta sorpresi e divertiti dalla subitanea saltellante uscita
del grillo inseguito da gridolini e risate.
Da tempo non caccio grilli e mai avrei pensato, sbiadito il ricordo
dei giochi d’infanzia, di ritrovarmene uno grosso arruffato e 
invadente nel prato rinsecchito della politica.
Sapremo versare acqua nella sua tana e accompagnarne l’uscita con grida festose?


s.o.
  

mercoledì 23 maggio 2012


Solidarietà e vicinanza

In questi giorni si sono avvicendati diversi fatti drammatici che, direttamente o indirettamente, hanno colpito la comunità bolognese.
Mentre scriviamo queste poche righe arrivano le notizie di centinaia di cittadini emiliani costretti a dormire ancora in auto, in tenda, in luoghi d'emergenza. Altri, tanti rischiano di perdere il lavoro a causa del crollo di molti stabilimenti e luoghi produttivi. Per loro, per questi nostri concittadini, la vita è drammaticamente, inaspettatamente cambiata.
Le nostre case, nella notte del 20 maggio, hanno tremato con un'intensità mai registrata prima, lontana da ogni nostro ricordo, dai ricordi di queste terre. Anche le nostre città, i nostri comuni si sono mostrati vulnerabili, fragili, indifesi, a rischio. Quello che sembrava da noi impensabile è avvenuto.
Molti di noi hanno saputo di parenti, amici, conoscenti che dalla notte alla mattina si sono ritrovati con la casa lesionata, inagibile. La memoria di tanti è andata alla recente (tre anni) tragedia dell'Aquila, alla sua mancata ricostruzione. 
Sappiamo anche che un grande numero di volontari sono già in movimento, che anche dal nostro Comune sono partiti o stanno partendo, per portare concreti aiuti e sostegno.
Ma nulla potrà essere come prima: la notte del 20 maggio resterà un ricordo indelebile per tutti noi.
l.r.

domenica 13 maggio 2012


Da Raniero La Valle riceviamo e volentieri pubblichiamo.   

 Roma, 13 maggio 2012


Mi permetto di accludere un appello promosso dai Comitati Dossetti per la Costituzione, dall'Associazione per la democrazia costituzionale, da Altrapagina, da Pace e Diritti e da altre realtà associative, per la costituzione di un movimento di "Economia democratica" inteso a riportare l'economia nell'alveo dell'ordinamento democratico in modo che essa non contrasti con la sicurezza, la libertà e la dignità umana, e sia indirizzata e coordinata ai fini sociali, secondo il disposto dell'art. 41 della Costituzione.

L'annunzio ufficiale della nascita di Economia Democratica è stato dato il 12 maggio nell'Assemblea nazionale dei Comitati Dossetti a Bologna.

L'attività del movimento comincerà con la promozione di due campagne. La prima, "salviamo la Grecia", è volta a far sì che governi e popoli dell'Europa non causino e non permettano la rovina della Grecia, ciò  che per l'Europa equivarrebbe a un matricidio e a una smentita dei suoi ideali fondatori. La seconda, "salviamo il Parlamento", è volta alla difesa dell'art. 94 della Costituzione che prevede che il governo abbia la fiducia delle Camere e che queste perciò possano  vagliare e correggere le scelte politiche e gli indirizzi economici del governo. La riforma costituzionale attualmente in discussione alla prima Commissione del Senato, vorrebbe invece che siano le Camere a dover avere la fiducia del presidente del Consiglio; esse non potrebbero opporsi a una legge da lui voluta senza essere sciolte su sua richiesta, mentre la stessa sfiducia potrebbe essere votata solo dal Parlamento in seduta comune, ciò che vanificherebbe i poteri di controllo

propri della democrazia rappresentativa.

Chi condivida queste finalità e intenda associarsi al movimento di "Economia democratica" potrà farlo secondo le indicazioni contenute nell'appello accluso.

Grato dell'attenzione invio i più cordiali saluti

  Raniero La Valle


I COMITATI DOSSETTI PER LA COSTITUZIONE, L’ASSOCIAZIONE PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE, ALTRAPAGINA, L’ASSOCIAZIONE PER IL RINNOVAMENTO DELLA SINISTRA, IL CENACOLO BONHOEFFER  DI MODICA, IL CENTRO PER LA PACE DI BOLZANO, MISSIONE OGGI, IL CENTRO BALDUCCI DI ZUGLIANO DEL FRIULI, L’ASSOCIAZIONE SAN SALVI PELLICANO’ DI FIRENZE, PACE         E DIRITTI, KOINONIA, IL CIPAX, LA CASA DEI DIRITTI SOCIALI, VASTI

INVITANO I CITTADINI AD ASSOCIARSI PER UN MOVIMENTO DI

“ECONOMIA DEMOCRATICA”

Dopo un confuso periodo di turbolenza dominato dalla figura di Berlusconi, si è reso manifesto in Italia il vero problema che mette a repentaglio il futuro del Paese e la sicurezza dei cittadini: il sopravvento dell’economia sulla politica che rende tutti indifesi e prosciuga gli spazi della democrazia.
Questo processo che in forza della globalizzazione investe tutto il mondo, in Italia è già molto avanzato. Lo si vede dalla condizione cui è stato ridotto il lavoro, espropriato alle persone, negato ai giovani e non più messo a fondamento della Repubblica; lo si vede dal trasferimento della sovranità dal popolo ai Mercati; nella sottrazione allo Stato di ogni facoltà e strumento di intervento nella vita economica; nello svuotamento del principio di rappresentanza e delle vie per la partecipazione dei cittadini alla determinazione della politica nazionale; nell’abbandono della concertazione con le parti sociali e nella rinunzia a promuovere la coesione sociale; nella crisi dello Stato di diritto per il venir meno di uno spazio pubblico capace di dettare le regole al sistema delle imprese e all’economia privata; nella pretesa oggettività e neutralità delle decisioni tecnocratiche; nello smarrimento e anzi nel rovesciamento degli ideali di solidarietà e giustizia che diedero luogo alla costruzione dell’Europa.
La causa di tutto ciò sta nella rottura del rapporto vitale tra economia e democrazia, sul quale si è costruita gran parte della storia moderna dell’Occidente. Questa storia è risultata infatti dall’incontro di due movimenti: un impetuoso sviluppo dell’economia, nelle sue diverse forme di economia capitalistica, socialista o keynesiana, e un impetuoso sviluppo della democrazia, sia nella sua dimensione procedurale che nei suoi contenuti sostanziali. Il momento di massima convergenza e unità tra lo sviluppo dell’economia e quello della democrazia si è avuto, dopo la vittoria sul nazifascismo e la tragedia della guerra, nel costituzionalismo interno e internazionale e, in Italia, nella Costituzione del 1948, che prescriveva di fare della comunità politica il regno dell’eguaglianza, della persona il tempio della libertà e dignità umana, e della Repubblica il potere legittimo avente il compito di rendere effettivi i diritti e di rimuovere gli ostacoli anche di ordine economico e sociale che ne impediscono di fatto l’esercizio.
Oggi questa integrazione tra economia e democrazia si è rotta, e nello stesso tempo e non per caso si è arrestato lo sviluppo sia dell’una sia dell’altra. L’economia non solo si è isolata e affrancata dalla regola democratica ma, a cominciare dall’ordinamento europeo, si è sovraimposta. alla società e alla politica.
È giunto in tal modo a un punto culminante un processo per cui a un capitalismo che pretendeva di farsi legge a se stesso e all’intera società, il legislatore, e perciò la politica, ha risposto attribuendogli ogni potere e permettendogli di stare “nell’ordinamento giuridico solo per servirsene, ma non per assoggettarvisi” come già denunciava nel 1951 Giuseppe Dossetti in un ben noto dibattito col prof. Carnelutti. È sulla scia di questo indirizzo che negli anni 70-80 del Novecento irruppero sulla scena le politiche reaganiane e tatcheriane, che presero poi piede anche all’Est dopo la rimozione del muro di Berlino e contagiarono le stesse sinistre dell’Ovest, dal Labour Party di Tony Blair ai partiti ex comunisti europei. Ne è derivata la rinunzia ad ogni controllo sui movimenti dei capitali, l’immunità fiscale per le grandi ricchezze, la riduzione dei diritti del lavoro e del lavoro stesso visti solo come costi e limiti alla competitività e ai profitti d’impresa, il primato attribuito ai mercati sopra e contro i compiti che la Costituzione attribuisce alla “Repubblica”.
Questa supremazia di un’economia fine a se stessa e ignara della democrazia rischia di essere la nuova condizione del mondo e anzi viene presentata come l’unica civiltà possibile, l’unico ordine conforme a natura a cui non sarebbe lecito resistere e la cui ideologia anzi bisognerebbe essere educati ad abbracciare e a professare come l’unica vera.
Per avere un luogo da cui fare la propria parte per rispondere a questa sfida, i Comitati Dossetti per la Costituzione, l’Associazione per la Democrazia Costituzionale, Altrapagina, l’Associazione Pace e Diritti e altri gruppi e associazioni che si stanno consultando, promuovono un’aggregazione di cittadini intesa a rivendicare il criterio della democrazia costituzionale come vaglio della legittimità delle diverse espressioni della vita economica e ad animare un movimento organizzato di “Economia democratica”.
Economia Democratica intende operare per far prevalere un’altra concezione e pratica dell’economia, in un indissolubile nesso con la democrazia; e ciò senza ignorare il conflitto, alieno tuttavia dalla violenza e ordinato alla giustizia e alla pace; senza nascondere, nella indistinzione di un generico economicismo, lo scarto tra ricchi e poveri, forti e deboli, liberi e oppressi; senza liquidare, come “novecentesca”, la lotta operaia, sapendo vedere le angosce e i volti degli esuberi e degli esclusi e restituendo alla politica il compito di difendere la parte debole nei rapporti economici assegnatole dall’art.3 cpv. della nostra Costituzione.
In questa direzione il movimento di “Economia democratica” cercherà di agire sia promuovendo una comunicazione di saperi, sia attraverso attività di ricerca, di formazione, di studio e di proposta anche legislativa, sia attraverso confronti e dialoghi con i partiti e le formazioni sociali, sia attraverso pubblicazioni, assemblee, web e lotte politiche e sociali, tanto nel raggio nazionale che in quello europeo. Si tratta di riprendere e sviluppare il processo costituzionale italiano, dando nuovo impulso a una produzione di ricchezza che una Costituzione stabile nei suoi fondamenti e dinamica nei suoi svolgimenti può regolare in forme sempre più avanzate, sulla base del primato dei diritti fondamentali dei cittadini rispetto ai poteri economici e finanziari dei mercati; occorre portare il complesso delle istituzioni, dei trattati e della legislazione europea alla coerenza con i principi e i diritti sanciti dalle Costituzioni nazionali dei Paesi membri e dalle Carte, dalle Convenzioni e dai grandi Patti internazionali sui diritti che si tratta oggi non soltanto di attuare ma anche di arricchire e di sviluppare.
La lotta per un’economia democratica non riguarda solo gli economisti né è ristretta alla sfera economica, ma coinvolge tutte le competenze e riguarda la figura stessa della società: allo stesso modo in cui, nella fase creativa della vita della Repubblica, la chiusura dei manicomi voluta da “Psichiatria democratica”, l’integrazione dei bambini disabili nelle scuole ottenuta da “Genitori democratici” e “Insegnanti democratici”, l’attuazione dei principi costituzionali nella giurisdizione perseguita da “Magistratura democratica” e simili, non riguardavano specialisti e interessi di settore, ma perseguivano beni e valori comuni e hanno cambiato la società tutta intera.
Le novità intervenute in Francia dimostrano che la politica può riprendere il suo altissimo ruolo, e che non sono un destino la povertà, la disoccupazione, la precarietà, la diseguaglianza, la perdita dei diritti e dei valori della vita pubblica.
Si può aderire a “Economia democratica” iscrivendosi alla “Associazione per un Movimento per un’economia democratica e costituzionale”, con sede in Roma, c/o Centro per la Riforma dello Stato, via Palermo 12, 00184; il recapito telefonico (c/o Focus-Diritti sociali) è 064464742, in funzione dalle 9 alle 19 dal lunedì al venerdì. Ci si può iscrivere versando una quota annua associativa di euro 50 o una quota di sostegno. Gli studenti, i disoccupati e i diversamente indigenti potranno versare una quota minore, o inviare una promessa di pagamento, non esigibile dall’Associazione. L’iscrizione al Movimento è compatibile con qualsiasi attività e l’appartenenza ad associazioni o partiti.
Quando il Movimento avrà raggiunto una prima soglia di 500 iscritti, sarà convocata la prima Assemblea di Economia Democratica, nella quale saranno discusse analisi e prospettive del movimento, sarà discusso e approvato lo Statuto, saranno eletti i destinati alle cariche sociali. Saranno anche costituiti un Comitato di studiosi comprendente economisti, giuristi e altri esperti, e un Comitato di collegamento per i rapporti e le iniziative comuni da promuovere con gruppi, associazioni, sindacati, partiti e simili. Potrà così partire, speriamo in breve tempo, la vera e propria attività culturale e politica del movimento.
Per iscriversi basta fornire nome e recapiti o alla sede del Movimento, o agli indirizzi e mail Comitatidossetti@tiscali.it; economiademocratica@tiscali.it; i versamenti possono essere fatti usando il c.c. BNL n 10470 intestato all’Associazione Pace e Diritti, IBAN IT36V0100503373000000010470, oppure recapitati alla sede del Movimento, e ne sarà responsabile, fino alla costituzione formale dell’Associazione, il Comitato promotore dell’iniziativa, rappresentato dai primi iscritti. Il sito web del Movimento è: www.economiademocratica.it

Roma, 11 maggio 2012

Elenco iscritti: Raniero La Valle, prof. Luigi Ferrajoli, prof. Umberto Romagnoli, prof. Gaetano Azzariti, Rossana Rossanda, prof. Gianni Ferrara, Franco Russo, Domenico Gallo, Sandro Baldini, Riccardo Terzi, don Achille Rossi, Piero Di Siena, don Carmelo Lorefice, Agata Cancelliere, Concetta Pellicanò, Luisa Marchini, Rodrigo Rivas, Walter Tocci, Francesco Comina, Afra Mannocchi, prof. Raul Mordenti, Enrico Peyretti, prof. Francesco Capizzi, Maria Teresa Cacciari, padre Alberto Simoni, don Luigi Di Piazza, Paolo Lucchesi, Giulio Russo.

Altri iscritti al 12 maggio: Francesco Di Matteo, Ettore Masina, prof. Giuseppe Campione, prof. Nicola Colaianni, Pax Christi, Sergio Paronetto, Giorgio Lombardo, Father Mauro, Sergio Caserta, Siriana Farri, Silvestro Profico, Anna Sforza, Giulio Cesare Carloni, Silvia Lolli, Daniela Martelli, Daniele Montorsi, Rina Zardetto, Paola Cotti, Anastasia Calzecchi, Elly Schlein, Bianca De Mattheis, Giacoma Cannizzo, Sonila Lamaj, Umberto Andalini, Enrico Moruzzi, Angela Solimando, Paola Patuelli, Luca Bizzarri, prof. Francesco Fiordaliso, Alberto Albertini, Patrizia Farronato, prof. Gaetano Bucci, Alma comune Castelbolognese, Grazia Tuzi, Franca Maria Bagnoli, Claudio Dainese, Giuseppe Salmè, Aldo Santori, Romano C. Forleo, Carlo Maria Ferraris.

 




martedì 8 maggio 2012

Pubblichiamo il secondo documento in discussione al Tavolo Conoscenza, Educazione, Cultura, del Piano Strategico Metropolitano

PSM - Conoscenza_edu_cultura - Orient Amen Ti Strategici

sabato 5 maggio 2012


Antipolitica?


Gli scandali continuano a imperversare nelle cronache politiche e in quelle giudiziarie mentre il nostro paese permane in pesanti difficoltà economiche e sociali. Le vicende si alternano nelle cronache: un giorno primeggia Lusi, quello dopo Belsito, poi “il trota”, quindi ricompaiono Ruby e la Minetti passando per Penati. Ogni giorno si scoprono particolari incredibili che superano anche la più vivace immaginazione.
Una sciocca domanda, tipica dell’antipolitica, è: ma se queste sono le truffe, gli scandali scoperti dalla Magistratura, quanti ne rimangono nascosti, sconosciuti? Quanto sottobosco politico resta oscuro e quindi impunito? In Italia, lo dicono le cronache giudiziarie, la gran parte dei reati resta senza responsabili. Se è vero per la delinquenza comune perché dovrebbe essere diverso per la delinquenza politica? Insomma quanti reati vengono quotidianamente commessi da chi è stato delegato a guidare la vita pubblica?
Fare un’indagine accurata da parte della Magistratura costa tanto, richiede persone, strutture, fondi, lunghe intercettazioni telefoniche, indagini; così immaginiamo che i corpi investigativi siano utilizzati solo per casi clamorosi, importanti, che coinvolgano le massime cariche dei governi nazionali e locali. Sembra perciò legittimo pensare che quello che raccontano le cronache giudiziarie sia soltanto la punta di un iceberg di grandi dimensioni. Una montagna di cui affiora solo la sommità.
Certamente saranno pochi, speriamo pochissimi, i casi nei quali il tesoriere di un partito che non c’è più, ruba 20/25 milioni di euro, però è legittimo pensare che Lusi probabilmente non sia un Leviatano solitario, comparso per errore dalle acque putride della vita politica italiana.
l.r.

venerdì 4 maggio 2012


                      L'EBREO CHE RIDE - Moni Ovadia - Einaudi


Già il titolo è una piccola sfida. Infatti l'idea del divino attribuita agli ebrei non a caso è quella del "Dio vetero testamentario" che evoca l'immagine di un Dio terribile, geloso e vendicativo. Né vale il fatto che a causa del riso della vecchia Sara all'annuncio dell'imminente discendenza, il neonato sia chiamato Isacco che in ebraico significa "colui che rise". Una sfida dunque per la percezione collettiva, eppure Moni Ovadia, trascrivendo le proprie riflessioni nate per uno spettacolo teatrale riesce a farci percepire un'idea del divino assolutamente nuova.
E così dopo il breve glossario per familiarizzare con alcuni termini ebraici, l'autore ci aiuta a scoprire un insolito umorismo ebraico del divino. E si ride, si ride di gusto, anche se a volte è un sorriso lieve e persino amaro che racconta della storia di un popolo nell'eterna diaspora.
E così scopriamo il sarcasmo del rabbino che pungolato da un malizioso vescovo anglicano sul Dio degli ebrei, così minaccioso, tetragono e vendicativo contrapposto al suo, tutta bontà, perdono e indulgenza, risponde "sono d'accordo con lei Vescovo, il vostro Dio ha preso per sé tutte le migliori qualità e non ne ha lasciata alcuna ai suoi devoti".
Un libro piacevole dunque che ci accompagna sorridendo  in un mondo  sconosciuto e affascinante dove tutto è intriso di  religioso.  Del resto il Dio di Abramo e di Isacco è un Dio vicino anche a noi, che parla non solo attraverso la Torah scritta, composta dal Pentateuco (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio), ma anche la Torah che è sulla bocca: il Talmud. Il libro sacro che contiene l'altra faccia della Torah, che doveva essere tramandata oralmente ma che i Maestri di Israele temendo che il lungo esilio babilonese corrompesse l'apparato di pensiero decisero di codificarla, riportando tutte le discussioni di centinaia di rabbini nel corso di due secoli. L'unico libro non libro sacro, che non solo accetti ma solleciti la propria messa in discussione. Un libro carico anche di umorismo che esilia l'arroganza delle certezze e smaschera la violenza del pregiudizio.
Lo studio del Talmud deve essere polemico e ha bisogno di confronto, di persone che si critichino per dinamizzare il pensiero, come quando "i maestri discutevano se un uccellino viene trovato entro cinquanta cubiti dalla proprietà di un uomo, l'uccellino appartiene al titolare della proprietà. Se viene trovato oltre l'uccellino appartiene a chi lo ha trovato. Rabbi Jirimiah pose una domanda: e se viene trovato con una zampina di qua e una di là dei cinquanta cubiti? Per questa domanda il rabbi fu buttato fuori dalla casa di studio".
Via via con lo scorrere delle pagine del libro di  Moni Ovadia, oltre a sorridere ci si trova sempre più immersi nella vita e nella percezione della storia del popolo ebraico e quei cernecchi (i lunghi riccioli alle tempie degli ortodossi), o quei cappelli strani neri orlati di pelliccia (shtraymel) ci appaiono espressione di una cultura tanto antica e desueta quanto ricca di suggestioni sdrammatizzate.
E così scopriamo i personaggi dello shtetl (cittadina ebraica dell'Est europeo) con il sensale di matrimoni e il sagrestano della sinagoga e il mendicante del ghetto che prega dicendo "Signore del mondo, hai creato un mondo pieno di gente povera, e saperlo lo so, che essere poveri non è una vergogna, ma neanche un grande onore…". O che si lamenta seccato con una signora che lo invita a ripassare il giorno dopo dicendo:" va bene, ma che non si ripeta più. Lei non sa quale danno abbiamo avuto a farle credito". Oppure si incontra quel rabbino che protesta con l'Eterno perché i poveri vitelli erano legati e non avevano le ali per librarsi nel cielo alla ricerca di cibo, e che colpito dalla cacca di un piccione non si lasciò sfuggire l'innegabile significato mistico della coincidenza e sentenziò, rimangiandosi le proteste:" l'Eterno, sia benedetto il suo nome, sa sempre quello che fa!"


                            pennino di falco